ALBERI E NUVOLE

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Ho scoperto la pittura naif di Vallorz al MART di Rovereto in occasione di una mostra su esponenti del futurismo italiano e delle correnti pittoriche precedenti lo stesso.

Poi ho scoperto che la pittura di Paolo Vallorz non è solo frutto di una relazione empatica con la natura e i suoi segreti, ma di un vissuto che si è arricchito col tempo della dimensione tecnica della pittura che ha valorizzato il sentire e le sue manifestazioni.

Eccomi perciò pronta a scoprire di più del pittore nella personale di Maso Spilz a Costa di Folgaria .

E il sentirmi “dentro” è stata una sensazione bellissima, di quelle che ti fanno capire come l’arte abbia la capacità di estraniarti dal resto per entrare in un mondo speciale quello di una nuova dimensione covissuta.

Come scrive www.DringToDo.com << Il suo segno distintivo è una personalissima pittura figurativa in cui convivono colori, luci e profumi della sua terra. “Sono nato – ha raccontato – tra gli alberi della val di Sole, zona baciata da acque limpide e fresche. Ho fatto le mie esperienze concettuali, ma me ne sono ritratto avvilito e scontento sino a quando ho riabbracciato la natura, i frutti e i fiori. Li vedo intensamente anche quando sono chiuso in una stanza buia a pensare. E’ stato un vero e proprio ritorno alla vita”. Gli studi li ha compiuti all’Accademia di Belle Arti di Venezia e, sulle rive della Senna, a quella libera della “Grande Chaumière du Montparnasse” e all’ École du Louvre; ha poi percorso la storia dell’avanguardia internazionale frequentando artisti e critici di primo piano. I suoi primi lavori furono di carattere astratto, o geometrici e informali. Eseguì anche numerosi oggetti in ferro battuto e l’altare di una chiesa della Francia meridionale. “La donazione Paolo Vallorz” – questo il titolo dell’esposizione il cui catalogo si avvale pure di un contributo di Vittorio Sgarbi – presenta un’ampia selezione di dipinti che ricostruiscono l’intero itinerario professionale di uno dei più importanti pittori trentini degli ultimi decenni. Una parte di queste opere provengono da una sua precedente elargizione che risale al 1993. Un patrimonio importantissimo per il museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. “E che ci ha permesso – ha affermato la direttrice dell’ente, Gabriella Belli, cui si deve la direzione scientifica del progetto – di realizzare molte iniziative: questa seconda, generosa, offerta, in particolare, renderà possibile valorizzare al meglio la produzione di un personaggio dalla straordinaria coerenza. In oltre sessant’anni di attività, Paolo ha sviluppato un percorso che è sempre andato contro ogni moda o regola economica, e contro ogni mercificazione dell’arte”. Il suo segno distintivo è una personalissima pittura figurativa in cui convivono colori, luci e profumi della sua terra. “Sono nato – ha raccontato – tra gli alberi della val di Sole, zona baciata da acque limpide e fresche. Ho fatto le mie esperienze concettuali, ma me ne sono ritratto avvilito e scontento sino a quando ho riabbracciato la natura, i frutti e i fiori. Li vedo intensamente anche quando sono chiuso in una stanza buia a pensare. E’ stato un vero e proprio ritorno alla vita”.